Fondo corrente

A differenza degli altri fondi della collezione, riconducibili a un'unica donazione o a un preciso nucleo storico, il "Fondo corrente" raccoglie le opere pervenute all'Accademia dopo la Prima Guerra Mondiale attraverso doni, lasciti e acquisizioni non riconducibili a un unico donatore. È un fondo per sua natura aperto, che continua ad accrescersi nel tempo: le opere sinora catalogate — sessantuno, di oltre trenta autori diversi, databili tra il primo Settecento e i primi anni Duemila — restituiscono un insieme eterogeneo per tecnica (dipinti, stampe, disegni, sculture) quanto per soggetto, specchio della varietà di rapporti che l'Accademia ha intrattenuto nel corso di due secoli con artisti e privati cittadini.

Il nucleo più consistente giunse nel 1944 per lascito testamentario di Giovanni Galvagni: comprende sia le acqueforti di Giovanni di Dio Galvagni, realizzate attorno al 1790 su soggetti in parte legati a Clementino Vannetti, sia un gruppo di disegni a sanguigna eseguiti nei primi anni del Settecento da Gaspare Antonio Baroni Cavalcabò — questi ultimi giunti effettivamente in Accademia solo nel 1963. Al 1974 risale invece il dono di Silvio Branzi, che portò in Accademia sette xilografie di Bruno Colorio dedicate al lavoro nei campi, mentre nel 1982 Umberto Sartorelli donò un piccolo gruppo di ritratti settecenteschi di ignoto pittore veneto, tra cui due versioni del Ritratto di Caterina Berghof e il Ritratto di Agostino Niccolò Rosmini.

Al fondo appartiene anche una serie di ritratti e sculture celebrative, che proseguono idealmente la vocazione commemorativa già propria del fondo novecentesco: i busti in gesso di Livio Fausto Sossass dedicati a Damiano Chiesa e a Riccardo Zandonai, la litografia con il ritratto di Vittorio Emanuele III eseguita da Oddone Tomasi nel 1918, e i più recenti ritratti di Antonio Rosmini donati nel 2018 da Andrea Fusaro. Completano il quadro alcune opere di artisti attivi nel secondo Novecento, tra cui Maria Stoffella Fendros — già presente nel Fondo XX secolo — e, più avanti, Paolo Vallorz, Gianni Turella e Mariano Fracalossi.

L'acquisizione più recente risale al 2022, quando la famiglia Lindegg ha donato all'Accademia due stemmi di famiglia dipinti su carta (1795 e 1856) insieme a due ritratti, tra cui quello di Giorgio IV d'Inghilterra: un'aggiunta che testimonia come il fondo, pur avendo concluso la fase di catalogazione e digitalizzazione, resti per sua natura un capitolo ancora aperto della collezione.